•Nome e Cognome: Anita Almodovar è il nome vero ma lo uso da qualche anno, fino a qualche tempo fa mi chiamavo Isabella Flor de Maria Fernandez Armenta
•Età apparente: circa 35
•Famiglia:
•Aspetto fisico: sono alta 170 ed abbastanza formosa, ho lunghi capelli corvini ed occhi castani scuri contornati da ciglia molto lunghe ed arcuate.
Il mio viso è particolare, non posso oggettivamente attribuirmi aggettivi come "bella" o "attraente", soprattutto perchè ho dei lineamenti duri e marcati: naso importante, zigomi pronunciati, bocca larga. C'è che mi trova molto affascinante ma credo che sia l'atteggiamento, più che il mio aspetto,a rendermi interessante.
Amo essere curata esteticamente ed impeccabile, persino sulla postura sono molto fiscale: cerco sempre di avere un passo lento ed armonioso e tenere dritta la schiena, anche grazie all'uso di strettissimi corsetti che mi conferiscono un'andatura piuttosto rigida ma tutto sommato signorile.
Porto spesso i capelli raccolti in una crocchia alta e tirata,così da sottolineare l'intensità dello sguardo a cui dedico molta attenzione ogni giorno con un make up studiato in ogni minimo dettaglio.
I colori che prediligo nel mio abbigliamento sono scuri ed intensi: rosso rubino, viola,nero lucido.
•Aspetto Caratteriale:Non sono sicuramente un personaggio sgradevole, almeno alla prima impressione.
Non mi definirei espansiva e socievole ma senza dubbio molto cortese e raffinata nei modi; così come nell'aspetto anche nel comportamento amo essere signorile ed altolocata, è raro che io assuma comportamenti sconvenienti o di poca classe e scelgo sempre con cura ogni parola che esce della mia bocca.
Sono gentile ed educata, dunque, ma anche sul fragile stelo della più delicata rosa si celano spine pericolose, così come dietro il mio freddo ed elegante sorriso si nasconde una crudele calcolatrice.
Sono un'arrampicatrice sociale, capace di ogni azione possibile purchè mi porti vantaggio; mentire è la mia verità, fingere è la mia spontaneità.
Non mi interessa fare del male, ma nemmeno del bene; ciò che cerco è semplicemente il mio benessere, qualunque sia il prezzo che io debba pagare o, ancora meglio, che le persone intorno a me debbano pagare.
E' difficile che qualcuno non entri, almeno apparentemente, nelle mie grazie, dal momento che chiunque può farmi comodo: mai scartare dalla scacchiera un pedone prima della partita.
•Biografia:
Sono nata nel 1848 a Valladolid, in Castiglia, da una famiglia piuttosto numerosa e disastrata che contava 8 figlitra fratelli e sorelle.
Ero la più piccola e per questo più che una madre avevo una nonna e di me si occupava la mia sorella più grande; Purificaciòn: col suo lavoro mi pagava vestiti e studi, mi aiutava a fare i compiti ed ascoltava le mie storie da adolescente innamorata.
Fino all'età di 15 anni tutto fu lineare: studi, qualche ragazzo qua e là, marachelle e scorribande; poi un giorno Purificaciòn abbandonò il nido per sposarsi con un giovane avvocato inglese, cosa che, a sentire la mia vecchia madre Maeva, avrebbe sistemato la figlia vita natural durante.
Mi ritrovai senza punto di riferimento: i miei genitori,vecchi e stanchi, non avevano nè la voglia nè i mezzi per continuare a starmi dietro e fu così che toccai il fondo: mi urtava vedere le mie compagne di classe con abiti eleganti, mentre io ero costretta a riciclare ed adattare quelli di Enrique, l'unico dei miei fratelli, il più gracilino, che avesse una corporatura simile alla mia.
La mia soluzione fu semplice ed abbastanza scontata: divenni una ladra; da principio si trattava solo di qualche abito o dolciume sottratto alle bancarelle dei mercati del Lunedì mattina, poi , un giorno,commisi l'errore di sopravvalutare la mia astuzia e tentai di sottrarre un bellissimo gioiello d'oro in una bottega orafa vicino a Plaza Mayor.
Fui condotta in catene in carcere; avevo 17 anni.
Quando ne uscii, 5 anni dopo, ero profondamente cambiata: insieme all'ingordigia e all'avidità avevo sviluppato la sete di vendetta, vendetta nei confronti di quella disgustosa società che mi aveva strappata alla mia vita per uno stupido gioiello.
Tornai a casa ma la trovai vuota; i miei genitori erano ormai rimasti con solo due figli a carico ed avevano deciso di stabilirsi a Oviedo, un posto più tranquillo per trascorrere la vecchiaia.
Cercai i miei fratelli, ma non li trovai, Valladolid era grande e densamente abitata; avrei potuto scrivere a Purificaciòn, per spiegarle che ne era stato della sua sorellina, ma sapevo che l'avrei intimamente delusa, così lasciai che tutti mi credessero morta e mi rifeci una vita.
Era facile fare soldi a Valladolid, soprattutto nel 1871,quando gli uomini erano dissoluti ed io ero una giovane e procace 23enne.
Cominciai a frequentare le taverne ed adescare i ragazzini che venivano per bere coi compagni d'università: non ricordo di aver mai avuto una casa : non mi serviva dal momento che dormivo ogni notte in un posto diverso.
Feci soldi, tanti soldi, finchè non mi potei permettere un guardaroba di tutto rispetto: abiti lunghi,guanti di seta, spille in ossidiana, corsetti e trucchi da geisha : tutto ciò che avevo sempre desiderato materialmente lo avevo, ed ora quando passavo per strada anche i nobili si giravano a guardami.
Cambiai il mio nome perchè sembrasse altolocato e da allora fui Isabella Flor de Maria Fernandez Armenta, la preferita di politici e banchieri.
Avevo 35 anni, era il 1883.
Il mio amante allora era Alejandro Sancho de Tordesillas:l'ennesimo riccastro insoddisfatto che dava sfogo con me alle sue voglie.
Era il periodo coloniale e la Spagna si accingeva ad dominare parte del mondo: i viaggiatori che frequentavano casa de Tordesillas tornavano con racconti straordinari sul Perù e il Cile e la loro grande foresta popolata di selvaggi, indigeni dalla pelle scura e dai capelli corvini folti ed accarezzati dal vento.
Alejandro decise di andarci e mi portò con lui.
Una sera, a Iquitos, nella profonda foresta amazzonica, notai un indigeno giovane ed attraente, palesemente a sua volta attratto da me.
Decisi di abbandonare furtivamente il letto del mio compagno per raggiungere il selvaggio di notte nella sua abitazione: dovevo attraversare un sentiero relativamente breve ma scuro e fitto di alberi e, nell'oscurità notturna, mi ritrovai smarrita... la luna piena a farmi compagnia.
Non ricordo cosa successe dopo... ricordo solo un dolore al petto e che quando mi svegliai non ero più io: ovunque, sul mio bellissimo corpo, che mi aveva fatto guadagnare soldi ed agi, erano cresciuti peli ispidi e sgradevoli.
Mi sarebbe venuto da piangere, ma era un'emozione troppo umana ed io non mi sentivo più umana.Passai l'intera notte nella foresta, ora non mi perdevo più: un istinto primordiale mi guidava in quel luogo, come se fossi sempre stata lì.
Davanti a me altri miei simili, così sgradevoli ed animaleschi... ma così potenti.
Ketchua, colui che mi aveva resa Lycan, mi insegnò a dominare la mia forza, e mi donò poteri speciali.
Non tornai più ad Iquitos, nè a Valladolid: rimasi anni e mesi nella foresta insieme ai miei simili; era come aver ritrovato una famiglia.
Una sera fummo attaccati... sembrava che i nostri avversari fossero semplici bracconieri ma non lo erano: i loro canini affilati, la loro puzza di morte mi fecero fuggire istintivamente... allora non sapevo che fossero Vampiri.
Solo pochi del mio branco si misero in salvo, la mia famiglia cadde, si sgretolò nuovamente.
Tornai in Europa, decisa a rivedere le belle spiagge della mia Spagna,ma la mia terra ora non era più quella che conoscevo: era passato molto più tempo di quanto pensassi e la soleggiata Castiglia era preda di un male per me insopportabile:era ormai il 1937, il mio corpo aveva ancora 35 anni ma la mia terra era invecchiata, inginocchiata davanti ad una guerra civile che durava da oltre un anno.
Vagai per molto in vari paesi, ma poco dopo la Spagna, la malattia prese tutta l'Europa.
La Spagna era stata solo il focolaio: il morbo si diffuse dalla Germania e contaminò tutto il vecchio continente, così mi ritrovai a scegliere di vivere in Danimarca, dove ero diventata la favorita del conte Von Prlatz.
Il conte era appassionato di creature mitologiche e di occulto, tante sere, dopo avergli reso i miei servigi lo ascoltai parlarmi di licantropi, vampiri e cacciatori: fu così che maturai la piena consapevolezza di ciò che ero e di chi fossero i miei nemici: non era ora solo l'istinto a suggerirmi cosa fare ma anche la parte più umana, quella razionale.
Lasciai la Danimarca e scelsi di venire a Speyer, tra i miei simili, tra i miei nemici.
________________________
•Razza: Licantropo
•Età reale: 172
•Oggetti personali: abiti raffinati, gioielli,fotocamera, un quaderno rilegato in pelle con disegni e poesie.
•Armi:
•Denaro: 200 euro
________________________
Specifiche
•Energia: Bianca
•Tecniche:Bacio di Morfeo (inventata da me): il mio morso è potente e vigoroso, ma quando decido di usare il bacio di Morfeo somiglia più ad una vellutata e piacevole carezza.
In questo modo la vittima rimane come estasiata tra le mie fauci, cadendo in uno stato di trance di circa 30 secondi,durante i quali ha visioni celestiali.
30 secondi mi bastano per affondare i miei denti aguzzi e
straziare la carne del malcapitato.
Specifiche: vale solo per i pari energia od inferiore
Consumo: mediobasso
•Statistiche:
-Forza:130
-Velocità: 70
-Resistenza: 110
-Rigenerazione: 100
-Riflessi: 90
-Energia Vitale: 80
-Ferite sopportate: 13
•Punteggio: 0
•Riguardo la trasformazione- Capacità specifiche:[le
capacità che variano a seconda della vostra energia se siete
immortali. Per ulteriori particolari leggete la descrizione
della vostra razza]
immagine di Anita Almodovar
Edited by Anita Almodovar - 6/5/2009, 18:16
Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna - e pure non era più giovane - era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano.
Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai - di nulla.
Scheda PG